Siparietto curiosità – EPISODIO 9


Oggi parliamo di Virgina Woolf e del magico rapporto con Monk's House, il suo ultimo rifugio.
Buona lettura!


Nata il 25 gennaio 1882 al numero 22 di Hyde Park Gate in una buia casa Vittoriana e deceduta a Rodmell il 28 marzo 1941 dopo aver lasciato sulla sua scrivania di Monk’s House una lunga e toccante lettera di addio al marito, Adeline Virginia Woolf – nata Stephen – con la sua ampia produzione letteraria, è stata una delle scrittrici inglesi più importanti e più influenti del Novecento.
Saggista e attivista, Virginia lotta per la parità dei diritti fra i due sessi e impegna gran parte delle sue forze per abbattere le rigide barriere imposte dall’austera società dell’epoca in favore di una maggiore libertà di espressione e pensiero. 

Frequenta poeti, artisti, scrittori e politici che presto si uniscono a formare un gruppo che , con il proprio modo di atteggiarsi frivolo e l’eccessiva libertà di espressione, avrebbe sconvolto l’intera città di Londra: nel 1904, nel quartiere di Bloomsbury, al 46 di Gordon Square, viene istituito il quartier generale del Bloomsbury Group di cui Virginia e la sorella Vanessa Bell sono il cuore pulsante.
Nel 1912 Virginia sposa Leonard Woolf – importante scrittore e giornalista londinese – ma questo non le impedisce d’instaurare relazioni omosessuali con donne del calibro di Vita Sackville-West – illustre poetessa – ed Ethel Smith – compositrice, scrittrice e leader del movimento femminista delle suffragette. 
Dopo la loro unione, i due decido di affittare una spaziosa dimora di Asham a Beddingham – nei pressi di Lewis, Sussex – da destinare a gite fuori porta e a casa vacanze ogni qualvolta la malattia di Virginia la costringe a prendersi dei momenti di pausa dalla caotica città; la scrittrice soffre infatti già da tempo di una grave forma di depressione che si manifesta in modo imprevedibile causandole repentini sbalzi d’umore.
Sono anni difficili quelli che vanno dal 1914 al 1918, sono gli anni della prima guerra mondiale, gli anni in cui le campagne inglesi sono isolate, lasciate sole e povere dalle più grandi città. E, il 1° marzo 1919, il proprietario di Asham comunica ai Woolf l’obbligo di lasciare l’abitazione entro 6 mesi.
Dopo aver ricevuto l’atto di sfratto definitivo, Virginia inizia a dedicarsi alla ricerca di una nuova abitazione che possa sostituire la tanto amata Asham. Le ricerche vanno per le lunghe e la Woolf non è affatto soddisfatta di ciò che riesce a trovare; inizia così ad acquistare dimore che poi rimette immediatamente in vendita. 
Scoraggiati dai numerosi fallimenti e preoccupati di non riuscire a trovare nulla che possa soddisfare le loro esigenze e il loro gusto, passando per il paese di Rodmell – nel Sussex – per recarsi all’ennesimo sopralluogo, Leonard e Virginia rimangono inebetiti di fronte a un modesto cottage cinquecentesco basso e lungo, con il tetto a punta in ardesia, le stanze tutte intercomunicanti, una pavimentazione in mattoni ormai molto rovinata e scale strettissime con la battuta consumata da tanti anni di convivenza con i precedenti proprietari.
Ovviamente non c’è acqua calda, non c’è un bagno e, d’altra parte, non c’è nemmeno il gabinetto.
Dietro la casa si estende un grande giardino incolto, accanto un frutteto di modeste dimensioni e, in lontananza, si distinguono chiaramente le mura del cimitero della Chiesa del paese.
È la sistemazione perfetta, non riescono a trovarle il minimo difetto, l’unico problema è che, per acquistarla, è necessario partecipare e vincere l’asta organizzata per il mese di luglio nella vicina cittadina di Lewis; Leonard e Virginia decidono di fissare la propria somma – 800 sterline – e riescono ad accaparrarsi la dimora.
Il 29 agosto del 1919 i coniugi Woolf entrano ufficialmente nella loro nuova casa: Monk’s House.

Da quel momento Virginia decide d’investire gran parte del denaro proveniente dalle vendite dei suoi romanzi in ben 16 interventi di ristrutturazione: migliora la cucina – nonostante lei fosse una pessima cuoca e lasciasse volentieri il posto alle governanti –, con il ricavato delle vendite di Mrs Dollway (1925) fa installare un impianto di acqua calda con il gabinetto mentre, grazie al guadagno di Gita al faro (1927) viene ristrutturata la camera da letto. 
Leonard e Virginia amano sempre di più passare le loro giornate lontani dal caos delle strade londinesi potendosi dedicare alla scrittura – attività mattutina –, a piacevoli passeggiate pomeridiane nei dintorni di Monk’s House, abbandonarsi a interessanti serate con amici raccolti davanti al grande camino del salotto – intrattenendosi spesso anche fino a notte fonda – o rimanere semplicemente sdraiati tutti insieme nella tenera erba del giardino amorevolmente curato da Leonard.
Si discute di politica, letteratura, psicologia, filosofia, sociologia e arte. 
E in fatto di arte e oggetti artistici, Virginia dà libertà di scelta alla sorella Vanessa, la quale, insieme a Duncan Grant, realizza oggetti variopinti con marcate geometrie che vanno a ornare sia le stanze sia le verdi pareti di Monk’s House.
I tanti colori e le numerose opere d’arte prodotte dallo studio di design Omega Workshop – tenuto in attività da e per membri del Bloomsbury Groupregalano alla dimora originalità e stile.
Per Monk’s House vengono prodotti camini piastrellati e dipinti a mano, le stanze si riempiono di mobili colorati di giallo, rosa e terracotta e vengono abbelliti con coloratissime ceramiche riportate dalla Woolf dopo un viaggio in Francia.
Nel 1926 viene ultimata l’ampia e ariosa sala da pranzo, vero orgoglio di Virginia, destinata alle riunioni famigliari e, finalmente, nel 1929 è possibile abbracciare in un solo sguardo tutto il piano terra dell’abitazione.
La casa è attraente, spaziosa, leggera e regala un senso di benessere e libertà a chi la vive e la frequenta. 
Le stanze sono sempre piene di gente che si presenta senza preavviso mandando a soqquadro l’organizzazione della cucina e provocando agitazione tra le governanti che si trovano costantemente a dover gestire ospiti imprevisti
Virginia ama follemente il suo mondo e i suoi oggetti perché le danno vita, energia, ne rappresentano la personalità e ne stimolano la creatività. 
È particolarmente affezionata al grande dipinto posizionato sull’imponente camino della sala da pranzo che rappresenta i Glazebrook – la famiglia che nell’Ottocento fu proprietaria del cottage. 
Altro luogo particolarmente apprezzato dalla Woolf è la Loggia – posizionata in fondo al giardino – in cui ella si ritira per poter dedicare tutta se stessa alla scrittura godendo della vista delle meraviglie del proprio giardino ma, nonostante questo piccolo angolo tutto suo le sia tanto caro, i rigidi inverni inglesi la obbligano a trovare una soluzione alternativa. Così, grazie ai guadagni ricavati dalla vendita di Orlando (1927), Virginia fa realizzare, al primo piano, una stanza tutta per sé. 


Cullata dai suoi scritti – che conserva gelosamente in prime edizioni e in numerosi traduzioni –, rassicurata dalla presenza di tutte le opere di Shakespeare – le copertine sono opere d’arte realizzate dalla Woolf durante quei bui periodi di depressione che le impediscono di scrivere – e riscaldata da un decorato camino realizzato dalla sorella – che ricorda, nel decoro, le spensierate  giornate della loro infanzia trascorse con la famiglia a St Ives in Cornovaglia–, Virginia da vita alle sue ultime opere letterarie.
Tutto è pace intorno a lei, eppure c'è un altro, che a volte torna e poi va, ed è quel demone che da sempre la tormenta a fasi alterne e che si presenta prepotente alla sua porta dopo il Natale del 1940, quando Londra viene bombardata dalle truppe tedesche riportando profonde ferite. 
Quelle stesse lacerazioni Virginia le porta con sé quando si trova davanti ai propri occhi i luoghi, a lei tanto cari, andati distrutti: primo fra tutti è la sede della Hogarth Press, casa editrice fondata dai Woolf, nel quartiere di Richmond, nel 1917, completamente sventrata.
Da quel momento la donna non ha più le forze per reagire e l’atto finale arriva quando, nel pomeriggio del 28 marzo 1941 dopo aver passato l’intera mattinata immersa nella scrittura nella sua camera – quella che aveva realizzato tutta per sé – esce dicendo a Leonard di avere voglia di fare una passeggiata. 
Arrivata nei pressi dell’Ouse, prende una roccia, la mette nella tasca del soprabito e si lascia morire cullata dalle onde del fiume. Il suo corpo viene rinvenuto tre settimane più tardi nei pressi di Asheham.
Da quel momento nulla è più cambiato a Monk’s House.



Link utili:

Stanze tutte per sé. Eddy Sackville-West | Virginia Woolf | Vita Sackville-West, Nino Strachey, Trad. Claudia Valeria Letizia, L’ippocampo 2018

Il giardino di Virginia Woolf – la storia del giardino di Monk's House, Caroline Zoob, L'Ippocampo 2015